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MuMont – Museo Montesano

Il museo etnografico è un luogo di resistenza e di resilienza, d’immaginazione e di riscatto; presidio della diversità culturale, della memoria e dei saperi del territorio>> (Pietro Clemente)
È stata una giornata impegnativa ed emozionante quella vissuta il 5/11/2021. Abbiamo riaperto il Museo Civico Etno-antropologico di Montesano sulla Marcellana, che da oggi gode di un nuovo logo e di una nuova denominazione MuMont demo.

La chiusura che si era resa necessaria dapprima per l’emergenza sanitaria e poi prolungatasi per un accurato lavoro di restailing curato dall’arch. Roberta D’Alto e seguito dal RUP ing. Giuseppe Strefezza. L’allestimento è stato curato dalla storica dell’arte, la prof.ssa Alessandra Aufiero. L’intervento messo a punto dalla direzione museale, che mi pregio di presiedere dal 2011, ha goduto del cofinanziamento della Regione Campania (L.R. 12/05 UOD 1 DG 12 valorizzazione musei e biblioteche). Progetto voluto dall’Amministrazione comunale di Montesano sulla Marcellana.

Nel riallestimento del museo ci siamo posti una domanda: cosa rappresentano gli oggetti esposti? Sono “solo” una testimonianza storica di un mondo scomparso, che vanno solo raccontati oppure possono essere presentati nel loro divenire storico e nel loro valore d’uso? Noi, abbiamo ritenuto che siano anche altro. Sono la forma nella quale si è sedimentata la memoria, sono le forme di una identità, sono le “pietre di inciampo” di una storia secolare, fatta di tenace attaccamento ad una vita spesso difficile e dura, ostile ai cambiamenti ma fedele ad un nucleo valoriale operoso e duro.

Ed in questa veste di “forme della memoria “, che molti oggetti sono esposti cercando di farne emergere il valore iconico nel quale si sedimenta e si riconosce un senso di appartenenza che, scevro di superficiale provincialismo o banale tradizionalismo, si fa espressione di un senso storico capace di accarezzare il ricordo come sentimento collettivo e individuale di puro amore per la propria terra.

 

“Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”, così scrisse Cesare Pavese e con le sue parole abbiamo voluto aprire il percorso di parole e oggetti con il quale raccontare la dimensione del “Paese” , di quel sottile e tenue filo della memoria che lega uomini e cose, eternamente in bilico tra andare e restare.

Dopo le parole di Pavese abbiamo affidato alle voci del Sud lo snodarsi delle immagini, delle suggestioni, dei paesaggi del paese e dei tanti paesi, vissuti e ricordati, letti e sognati, comunque presenti nella nostra memoria come eterne tracce di identità. Abbiamo pensato a questo viaggio demo-letterario nel Sud interno nel quale le parole e gli oggetti dialogano serratamente per raccontare di queste terre, la durezza e la dolcezza, le lotte e le speranze, l’immobile destino e la spinta a cambiarlo.

Ovviamente questa riapertura è solo l’inizio di un percorso nuovo, che immaginiamo di continuare sulla strada che oggi apriamo, quella della ricerca storica, della contaminazione dei linguaggi, della congiunzione tra saperi differenti, della complessa costruzione della memoria, che è compito precipuo di un museo, ancor più di un museo demo-etno-antropologico. Su questa strada l’attività culturale del Museo ha intenzione di rafforzarsi affinché da luogo di sola conservazione si ponga come piattaforma di studio, confronto e racconto per comprendere fino in fondo e pienamente che ” … un Paese ci vuole “.

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